Intervista al giudice Schiavon

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  • Quando ha deciso che da grande sarebbe diventato giudice?
  • Cosa l’ha spinta a intraprendere una carriera così impegnativa e difficile?
  • Crede che ci sia differenza tra uomo e donna, nel suo ruolo?
  • Quali caratteristiche bisogna avere per essere magistrato?
  • Nella sua prestigiosa carriera ha lottato molto per i diritti dei cittadini; quale battaglia si ricorda in particolare?
  • A proposito, come possono ora, i piccoli azionisti, difendersi dai poteri delle banche?
  • Crede ci sia ancora futuro per l’imprenditoria?
  • Rifarebbe tutte le sue “lotte”, o di qualcosa si pente?
  • Quali sono state per lei le prove più dure, nella sua lunga e prestigiosa carriera?
  • Ha mai perso il sonno per una sentenza che le stava a cuore?
  • Crede di averne pronunciata qualcuna sbagliata?
  • Verso gli imputati qual è il suo atteggiamento?
  • Qualcosa ha mai influenzato i suoi verdetti? La politica per esempio…
  • Nei tribunali c’è mai spazio per una risata? O è un ambiente in cui è richiesta esclusivamente un’espressione seria?
  • Che uomo è senza la toga? Anzi come si veste sotto di essa? Mi scusi, è una banale curiosità…
  • Che consigli darebbe ad un giovane che vuol diventare magistrato?
  • Ora come passa le sue giornate?
  • Un’ultima cosa: siamo davvero tutti uguali davanti alla legge?

1) Il ruolo del magistrato mi aveva affascinato fin da bambino, ma non avevo mai seriamente pensato ad inserirlo nel mio programma di vita; mi sembrava di pormi un obbiettivo più grande di me. Verso la fine del mio percorso universitario, ho conosciuto un ragazzo (poi diventato esso stesso magistrato) che era determinato a fare il concorso e che mi ha convinto a seguirlo. Non gli sarò mai abbastanza riconoscente per avermi orientato nella scelta fondamentale della mia vita.

2) Il convincimento di poter svolgere, in totale indipendenza, un’attività lavorativa che mi avrebbe costretto a non trascurare mai lo studio continuo della normativa e del suo evolversi e l’approfondimento degli aspetti problematici sociali.

3) Assolutamente no. Credo che nessuno ormai dubiti di ciò.

4) Non è facile dare una risposta esaustiva a tale domanda. Penso che la dote più importante di un buon magistrato sia il buon senso, accompagnato da un significativo equilibrio psichico. L’aspetto tecnico (cioè quello dell’ approfondita conoscenza del diritto e delle materie giuridiche) viene in secondo piano, perché il buon magistrato non è quello che sa tutto (ammesso che ci possa essere qualcuno che sappia tutto) ma è quello che possiede il metodo per sapere dove andare a guardare ed approfondire la sua ricerca. Il compito del magistrato non è quello di censurare aspetti sociali o politici in generale e in astratto, ma di esprimersi sulla liceità o meno dei componenti umani, in casi concreti.

5) Il periodo che più mi ha formato è stato, forse, quello dei c.d. anni di piombo. A parte i frequenti processi per gravi fatti di sangue ai quali ho partecipato, si lavorava in un clima di costante e pesante tensione sociale, che rendeva difficilissimo il lavoro quotidiano del giudice, anche nel settore civile, nel quale i conflitti sociali potevano apparire meno pressanti. Erano anni in cui si poneva pesantemente sempre in discussione il ruolo dei giudici ed i loro rapporti con la politica nelle lotte per l’affermazione dei diritti dei cittadini. Invece, a partire dai primi anni del 2000, l’azione riformatrice dello Stato italiano si è prevalentemente indirizzata al radicale ripensamento del diritto concorsuale, che si voleva connotare come “bancocentrica”, per il nuovo ruolo che si intendeva attribuire al sistema bancario.

6) Sono fermamente convinto che i disastri verificatesi a seguito dei plurimi fallimenti di istituti bancari italiani (disastri che hanno messo sul lastrico migliaia di cittadini risparmiatori) siano stati causati non – o non solo – da cattive gestioni delle singole banche, ma dal repentino mutamento di regole, parametri e direttive voluto da BCE e dai continui ed assillanti aumenti di capitali imposti nell’intento di riformare il sistema bancario italiano e ridurre il numero delle banche, ritenuto eccessivo. Per i cittadini non è stato possibile difendere i propri diritti, sacrificati sull’altare degli interessi di sistema. E’, questa, una pagina dolorosa della recente economia italiana, che richiederebbe ben altra attenzione.

7) Non è pensabile un mondo in cui l’imprenditoria non abbia un ruolo fondamentale nello sviluppo non soltanto economico, del Paese. E’ proprio alla crescita della libera imprenditoria che deve essere soprattutto diretto il principale sforzo di uno Stato moderno.

8) Rifarei certo tutto quello che ho fatto, anche se, con l’esperienza che ho acquisito nel corso della mia carriera, avrei forse potuto evitare errori che, pur non rendendomene conto, inevitabilmente potrei aver commesso. Mi riferisco, in particolare, al periodo in cui ho svolto le funzioni di Capo dell’Ispettorato Generale del Ministero della Giustizia, per le quali mi sarebbe stata utilissima una qualche esperienza nei rapporti con il mondo della politica, che io non avevo assolutamente. Alcune logiche le ho capite solo dopo…

9) Sotto questo aspetto l’esperienza più difficile è stata sempre quella del Capo dell’Ispettorato, proprio perché, svolgendo quella delicata funzione, si opera spesso in un contesto di malcelata ostilità e di sospetto da parte degli stessi uffici giudiziari.

10) No mai; la mia serenità di fondo non l’ho mai perduta, pur quando mi sono imbattuto in qualche difficoltà

11) Il rischio di emettere sentenze “sbagliate” è sempre dietro l’angolo per tutti i giudici; anche se c’è una grande differenza fra sentenze ingiuste e sentenze sbagliate. E’ preferibile incappare nelle seconde…

12) Io credo di aver avuto sempre molto rispetto per tutti gli imputati, nessuno escluso.

13) No, mai; ho lavorato sempre con un totale indipendenza, dalla politica soprattutto.

14) Nei tribunali in cui io ho lavorato c’è sempre stato un clima molto sereno fra colleghi e gli scherzi, fra noi, erano assai frequenti e simpatici.

15) Da quando sono in pensione vesto quasi sempre una tuta sportiva e frequento quotidianamente una palestra; detesto mettermi in giacca e cravatta

16) Soprattutto uno: non farsi mai condizionare da nessuno e ricercare, a tutti i costi, la propria totale indipendenza: anche – e soprattutto – dalle correnti dell’Associazione Magistrati.

17) Frequentando una palestra, andando in bicicletta e leggendo. Per fortuna, mi sono rimasti molti interessi.

18) Davanti alla legge forse no perché esistono categorie sociali più privilegiate di altre, che riescono spesso a condizionare l’emanazione delle leggi; ma davanti alla Giustizia credo proprio che tutti siano uguali.

Mediolanum Editori

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